Un’amicizia profonda tra due artisti che hanno segnato un’epoca facendo della loro arte la voce del cambiamento e l’espressione di ideali di un’intera generazione.

“Il giorno prima che morisse, ho promesso a Robert (Mapplethorpe) che avrei scritto la nostra storia. Lo conoscevo da quando avevamo 20 anni ed eravamo Just Kids, solo due ragazzi, affamati della vita, creativi e senza un soldo. Abbiamo costruito tutto partendo dal nulla. Quando vivevamo al Chelsea Hotel non avevamo un telefono, non avevamo tv, mangiavamo una volta al giorno. Ma credevamo nella nostra visione e di notte lavoravamo alla nostra arte. Ho scritto il libro perché volevo che la gente sapesse chi era Robert, come si è formato, e che ciò che abbiamo fatto è a disposizione di tutti, quando arriva quel momento di battersi per le proprie idee. Volevo far capire ai ragazzi che non è la crisi che può fermarti, che può renderti infelice, che può impedirti di realizzare i tuoi sogni. Si può andare avanti con niente, e la cosa migliore di cui disporre è una persona con cui condividere questi momenti, qualcuno che creda in te. Ma devi essere tu il primo a credere in te stesso, nel tuo desiderio di scrivere, suonare, fare fotografie”

Patti Smith (tratto dall’intervista su Rolling Stone Magazine)

Era il tempo delle teste rasate, delle creste colorate tenute su con gel o spray dalle tinte fluorescenti. Era il tempo delle borchie e delle giacche di pelle, era il punk.

Il punk non è solo uno stile, il punk è un modo di vivere, di esistere. Robert Mapplethorpe e Patti Smith, fotografo lui, poetessa e cantautrice lei, sono testimoni e portavoce di quei tempi. La moda punk propone uno stile anarchico che vuole traumatizzare le convenzioni sociali, vuole sradicare le regole borghesi come segno di protesta verso ciò che opprime la libertà creativa.

Le immagini, la musica e lo stile hanno tutt’ora una grande influenza su i nostri lavori, perché  “punks not dead”.